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Compagni di cordata

Vissi d’arte, vissi d’amore...sì, fu proprio così. Dedicai tutta la vita alla musica e all’arte, valicai monti e oceani, emigrai in paesi lontani. Mi battei contro l’establishment e lo status-quo. Ma commisi un grave errore: mi addentrai sul campo di battaglia da solo, senza validi alleati, senza compagni di cordata.

Oggi il mio primo pensiero è individuare degli amici fedeli, dei validi alleati con cui condividere la stessa visione.

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La musica è un ponte

La musica è un ponte che collega l’essere umano sul palcoscenico al pubblico che lo ascolta. Le sue emozioni sono come delle frecce che colpiscono il bersaglio solo quando l’arciere sul palco ha una storia da raccontare.

Il suo vissuto avventuroso e le sue intenzioni impeccabili trasmettono al suo arco una potenza che infonde vitalità all’unica musica che merita di essere sul palco: quella della nuova era che sta per sorgere all’orizzonte.

Senza questo elisir la freccia non ha punta e la musica diventa l’ennesima sfilata di moda per un gregge di scimuniti alla ricerca del nulla.

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Le due frecce più preziose

Mi ricordo che i corsi di teoria musicale non riuscivano a coinvolgermi, e poiché mi annoiavo decisi di fare da solo e col tempo, di pari passo con l’esperienza e la vita mi costruii un «ingranaggio creativo personale», e le mie lacune e la mia poca familiarità con le convenzioni teoriche della musica diventarono il mio bene più prezioso.

Non ero il più tecnico o il più veloce, ma la mia musica viveva di un’intelligenza emotiva in cui il maestro di vita e il musicista si fondevano in un’istantanea di me stesso.

Originalità e autenticità sono le due frecce più preziose che l’artista possiede per colpire l’immaginazione dello spettatore.

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Una ricetta musicale esotica e biodiversa

Tempo fa divenni consapevole che la musica senza profonde radici etniche diventa facile preda degli ascensori dell’Hotel Hilton, dei supermercati Esselunga, o della suoneria di qualche azienda telefonica…così iniziai a curiosare tra i riti e le invocazioni di antiche tradizioni precristiane, lungi dagli arzigogoli polifonici che allontanano l’ascoltatore dalla matrice del suono selvaggio, primordiale, intuitivo, driblando il trabocchetto del dover per forza spiegare tramite il testo di una canzone ciò che passa nella capoccia dell’autore.

Il suono non deve spiegare proprio nulla, semmai può «guarire» se il cantante è consapevole di possedere una voce capace di evocare l’elemento primordiale che vive dentro di noi.

Che tristezza vedere soccombere l’intuizione e i lazzi di Arlecchino e Pantalone e la genialità istintiva della commedia dell’arte devastata dalla prosa e dalla logica di un Goldoni.

In quanto ai talentuosi maestri di musica in India, così precisi, tecnici e colmi di carisma spirituale, vorrei far loro capire che con le mie composizioni non intendo stravolgere la loro cultura e tradizioni, ma che il pathos geopolitico attuale richiede un amalgama armonico tra Oriente ed Occidente, visto che presto avremo un mondo multipolare.

Dunque non più un pittore che dipinge solo in rosso o in nero, ma che utilizza i colori che ha a disposizione…la musica di fusione ha lo scopo di rendere più confortevole l’ascolto ad un pubblico non abituato ai «raga» o alla ritmica complessa della musica carnatica del sud dell’India e all’uso del Sitar o delle Tablas.

Allora fratelli, non più un pensiero unico musicale a trazione anglo-americana, ma una ricetta musicale esotica e biodiversa.

L’antico viaggiatore

Oh, uomo di oggi, quando il logorio della vita moderna si fa sentire, rievoca la tua immagine di «antico viaggiatore», innaffia la tua musica e i tuoi cibi di preziose spezie orientali, e attendi la notte — quando in sogno Confucio, Marco Polo e Tutankamon ti sussurreranno la via da seguire.

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