Il mercatone globalizzato

Il Festival di Sanremo purtroppo non è solo molto fumo e poco arrosto ma è anche parte di una macchinazione che ha origine in Los Angeles e a New York, la cui attrice principale è l’oligarchia internazionale dello spettacolo. L’Italia per questi apolidi è all’epicentro di un intrigo che tende a trasformare il pianeta in un grande mercatone globalizzato. Dunque per questi «signori» l’Italia è ritenuta pericolosa in quanto un tempo culla dell’arte e della civiltà.

La suddetta oligarchia si prefigge di plagiare le nuove generazioni di nativi digitali, rendere la nazione sempre meno esistente, estirpare ogni residuo di identità culturale ed abbassare il livello medio culturale.

Quindi essendo tutto collegato, senza una sovranità monetaria ed una nazione forte non può esservi un’identità etnica. Non dimentichiamo inoltre che con l’avanzare della tecnologia i giornali e la televisione sono artificialmente tenuti in vita dai servi della politica.

Il quadro dei comandi si snoda dalla Warner Bros americana con la sua famigerata MTV per poi passare al Signor Cowell, l’ideatore di X-Factor inglese che passa la palla a Maria De Filippi con il programma televisivo «Amici» per poi arrivare al Festival di Sanremo, tutti sul foglio paga dei soliti noti che favoriscono mediocrità e le scoppiazzatura alle idee originali.

Allora cari «nativi digitali», visto che musica sincera è sinonimo di «uomini liberi», perché fate ancora riferimento all’America che è ormai sul viale del tramonto, dove gli uomini sia bianchi che neri sono tutti schiavi del sistema bancario...

Fatemi un favore: andate a cercare la musica genuina tra le lande più sperdute, sulle rive del Rio delle Amazzoni, in India o in Marocco. Ma vi prego, lasciate perdere il mondo occidentale che a parte Debussy, Korsakov e Ravel di genuino non ha manco l’aria che si respira...

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