L’ingranaggio di cui siamo parte
Non ci tengo a sapere se sono il peggiore o il migliore tra i musicologhi e compositori in circolazione, mi basta essere certo che ho dipinto il mio mondo interiore con sincerità e coraggio.
Se penso alle mie frequenze in scuole di musica o a lezioni di teoria, direi il peggiore… Se penso invece alla passione e alla tenacia con cui ho solcato mari e valicato monti insieme alla mia voce ed al mio strumento, mi classificherei tra i migliori grazie anche al supporto dei miei. Un’odissea a volte meravigliosa ma anche burrascosa.
Poi col tempo intuii che le idee non erano mie ma le captavo con la mia antenna ricettiva situata nel mio ventre: era lui a selezionare i messaggi che ricevevo. Se gli accordi e le melodie che le mie mani catturavano scivolando sul pianoforte piacevano al mio ventre, allora le mettevo su carta oppure attendevo nuovi messaggi che non tardavano ad arrivare.
La prima regola è non bruciare mai le tappe. Il viaggio musicale e l’esperienza di vita devono andare di pari passo in modo lento, altrimenti si cade nella trappola della tecnica e ci trasformiamo in atleti musicali di un’opera artistica che somiglia sempre più ad una sfilata di moda priva di senso. Nel mondo complicato di oggi possiamo forse permetterci un divertimento vuoto o solamente estetico?
La magia si rivela solo se il divertimento dona alla gente gioia, saggezza e costante fiducia nel fantastico ingranaggio di cui siamo parte: «amor che muove il sole e l’altre stelle».