Compositori a senso unico

Cosa mi ha salvato dal torpore della consuetudine musicale e dal divenire un compositore a senso unico?

È presto detto…non certo lo studio delle scale, delle gamme o dei trattati di armonia, ma il percorso di vita, e l’esperienza da tenace viaggiatore musicale e soprattutto il bagaglio filosofico che ne è scaturito.

Senza il sapore dell’avventura la musica non ha storie da raccontare e scivola via come foglia al vento senza lasciare traccia.

Più che un fatto di tecnica e di estetica, mi piace che la musica sia una fedele istantanea di quel film che sorge all’improvviso dal profondo del mio essere e che mi ricorda che io sono un umile canale che riceve un energia di cui non conosco la provenienza. Mi spiace per i professori di Conservatorio, ma sono d’accordo con il saggio Frank Zappa quando racconta che se avesse frequentato un anno in più il liceo musicale dove abitava, il suo ingranaggio creativo sarebbe scoppiato e la sua carriera musicale ne avrebbe sofferto.

Quando Ravel rifiutò di dare lezioni di composizione a Gershwin gli disse: piuttosto che diventare un piccolo Ravel è molto meglio che tu diventi te stesso.

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2023   filosofia   musica